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Università e ricerca

Giugno 2008
CONVEGNI E INCONTRI

Lifelong Learning. L'apprendimento permanente per lo sviluppo della società della conoscenza

di Giulio Lughi

Lifelong LearningDefinire gli ambiti e le implicazioni del lifelong learning, una problematica sempre più presente negli ambienti scientifici e professionali in quanto legata ai possibili sviluppi della società della conoscenza: questo lo scopo dei quattro incontri organizzati dal Comitato Tecnico Scientifico del CSI-Piemonte a Torino tra maggio e ottobre, in prosecuzione dei seminari dedicati lo scorso anno alla transizione "Dalla formazione mirata alla formazione integrata".

L'interesse per il lifelong learning è presente nei dibattiti sulla formazione fin dalla seconda metà degli anni 90; inizialmente come attenzione teorica alla valorizzazione del capitale di conoscenza presente nella società, successivamente - e con legami sempre più stretti con le problematiche di network society - come ipotesi anche operativa con forti ricadute in campo economico, amministrativo, politico e sociale, sullo sfondo dei cambiamenti sottesi alla riorganizzazione del sistema universitario e conseguenti alla messa in discussione della distinzione tra contesti formali e informali di apprendimento.

In particolare i nuovi strumenti di interazione offerti dalla rete integrano in maniera ancora difficilmente prevedibile le modalità di apprendimento, consentendo sicuramente di superare alcuni dei limiti dell’e-learning, che spesso presenta i tratti di una metodologia fortemente strutturata e unidirezionale, e aprendo le esperienze di formazione e apprendimento su prospettive di forti implicazioni sociali e culturali.

I seminari, ospitati nel Salone d'Onore del Castello del Valentino di viale Mattioli 39, hanno visto nel primo appuntamento del 6 maggio la presenza di Cristiano Antonelli dell’Università di Torino (Economia della conoscenza e formazione), che ha trattato il tema come comprendente sia lo studio dei sistemi economici, in cui la conoscenza rappresenta il principale prodotto, sia l'analisi teorica della conoscenza come bene economico, illustrando alcuni dati relativi all’evoluzione della struttura economica dei paesi evoluti.

Al secondo appuntamento del 27 maggio sono intervenuti Gino Roncaglia dell’Università della Tuscia (Strategie per il lifelong learning) e Giulio Lughi dell’Università di Torino (Media e comunicazione nei processi di conoscenza).

Roncaglia ha mostrato come la diffusione degli strumenti di rete, e in particolare gli sviluppi di quello che è stato battezzato, non senza qualche ambiguità, web 2.0, stiano progressivamente contribuendo a ridefinire il concetto di lifelong learning. Da un’idea di formazione permanente strettamente collegata al mercato del lavoro e alle sue esigenze di innovazione tecnologica e mobilità, ci si sta progressivamente orientando verso una concezione più direttamente legata alla crescita culturale e sociale dell’individuo, e in particolare al miglioramento della capacità di ampliare il proprio orizzonte informativo e la qualità delle proprie interazioni sociali.

Lughi ha illustrato il diverso ruolo che i media e la comunicazione giocano oggi nei processi di conoscenza, nonostante le varie forme di mescolanza e sovrapposizione che questi due domini subiscono abitaulmente. È infatti opportuno mantenere operativa una distinzione fra modalità più strutturate e "formali" di trasmissione della conoscenza (i media, fino a ieri rappresentati solo da editoria, giornali, tv, ecc.), e modalità più dinamiche e "informali" (la comunicazione, fino a ieri rappresentata solo da interazioni interpersonali faccia a faccia, peer to peer, ecc.).

A settembre è previsto un incontro con Barbara Bruschi dell'Università di Torino (I cambiamenti nei modelli di apprendimento nel corso della vita) e Cornelius Gillen dell'Università di Edinburgo (I nuovi modelli didattici della formazione universitaria).

In ottobre concluderà il ciclo la tavola rotonda, moderata da Dunia Astrologo dell'Università di Torino, su L'apprendimento continuo nell'impresa, con testimonianze di Corporate University di aziende di primaria importanza.

In questo modo verranno esplorati i più rilevanti aspetti della complessa problematica del lifelong learning, che comunque vede come asse centrale la riorganizzazione dei saperi sparsi nel contesto sociale, la loro integrazione con i saperi strutturati rilasciati dalle istituzioni formative, e il loro trasferimento verso il mondo degli adulti e del lavoro: e in questo senso, Storiaindustria.it si pone come uno dei tasselli già pronti, già disponibile nell'inesauribile tessuto del web.

Per comprendere le attuali trasformazioni della realtà produttiva del Nord Ovest, infatti, l'approfondimento storico delle vicende che nei decenni ne hanno segnato l'evoluzione risulta decisivo: per un lifelong learning che non si riduca ad un accumulo di dati e informazioni, o alla sommistrazione di moduli formativi preorganizzati, la disponibilità di uno strumento di riflessione e di sguardo critico-storico come Storiaindustria.it rappresenta in fondo un esempio anticipatore di deposito di sapere pronto per essere integrato in molteplici contesti formativi.

Marzo 2008
CONVEGNI E INCONTRI

Archivi e biblioteche ai tempi del web 2.0

Archivi e Biblioteche: potere, utenti, tecnologie Un importante luogo di confronto e scambio di esperienze sul rapporto tra mondo archivistico-bibliotecario, utenti e nuove tecnologie: questo è stato il breve ciclo genovese costituito dalla presentazione del libro di Linda Giuva, Stefano Vitali e Isabella Zanni Rosiello " Il potere degli archivi" e dal seminario "Archivi e biblioteche ai tempi del web 2.0" (Genova, 7-8 febbraio 2008).

Il seminario di studio si è concentrato sul significato di web 2.0 - termine spesso inflazionato - applicato al mondo dell'informazione culturale.

La giornalista di Totem Carola Frediani ha introdotto i lavori spiegando quali caratteristiche è andato assumendo il web negli ultimi anni. Da un lato, gli utenti usufruiscono dei contenuti, ma anche partecipano alla loro creazione e condividono le proprie risorse; dall'altro il web offre delle piattaforme che, con applicazioni semplici e immediate, simili a quelle sui pc in locale, facilita questa partecipazione.

Come applicare questo alle biblioteche? Secondo Bonaria Biancu, una library 2.0 deve sfruttare le nuove tecnologie partecipative e cominciare a introdurre dei cambiamenti negli strumenti che già possiede, come hanno fatto la Library of Congress, che ha creato su Flikr un proprio profilo, o l'Università di Berkeley, che ha messo su YouTube i video delle sue lezioni. Si può iniziare con i cataloghi in linea, per esempio indicizzandoli perché siano rintracciabili da Google, unendo i cataloghi dei libri e delle riviste, linkando a risorse digitali.

Stefano Vitali, dell'Archivio di Stato di Firenze, ha spostato l'attenzione sugli archivi : ai tempi del social web , cosa significa pensare il patrimonio archivistico e i siti web come uno strumento di costruzione, raccordo, interazione di e per la comunità? Alcune esperienze interessanti sono, tra le altre, l'archivio digitale del Michigan Technology University Archives e il progetto sulla storia delle migrazioni verso la Gran Bretagna.

Sicuramente non sono realistici gli scenari che, con l'avvento del digitale, prevedono la chiusura degli archivi e delle biblioteche o la sparizione dei documenti cartacei, tuttavia perché le biblioteche e gli archivi assolvano al loro compito istituzionale di servizio alla comunità è necessario che conoscano e sfruttino le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che facciano proprio uno spirito innovatore, che si aprano al marketing culturale: non come fine, ma come mezzo per riportare gli utenti ai "luoghi della conservazione" e farli riappropriare dei documenti che conservano come strumento per costruire la propria storia.

Marzo 2008
MANIFESTAZIONI
Torino 2008 capitale mondiale del design


Giugno 2008
CONVEGNI E INCONTRI
Lifelong Learning. L'apprendimento permanente per lo sviluppo della società della conoscenza


Marzo 2008
CONVEGNI E INCONTRI
Archivi e biblioteche ai tempi del web 2.0