Il volume presenta il risultato di 3 ricerche condotte rispettivamente da Salvatore Cominu e Stefano Musso, dal Consorzio Aaster e da Roberto Verganti sui "lavoratori della conoscenza", quello strato affatto esiguo di operatori - che lavorano individualmente o in gruppo, all'interno di imprese o in forme associative, con rapporti di lavoro autonomi o subordinati - coinvolti in un processo di elaborazione, organizzazione e diffusione del sapere. Si indaga sulle caratteristiche comuni di questi lavoratori dai profili apparentemente disparati, sul loro rapporto con le metropoli, sul loro peso reale nell'economia locale e sui due terreni chiave in cui operano - il design e la creatività (con due casi esemplificativi, Alessi e Fiat) - nelle due maggiori città ex industriali del Nordovest, Torino e Milano.
Relazioni industriali e gestione delle risorse umane nei sistemi territoriali delle piccole e medie imprese della componentistica auto. Rapporto di ricerca comparata Piemonte-Basilicata
Il testo vuole ricostruire, per le piccole e medie imprese della componentistica auto, la realtà territoriale del green field della Basilicata e del brown field del Piemonte attraverso l'analisi della documentazione e interviste a testimoni privilegiati - imprenditori, dirigenti, rappresentanti sindacali, lavoratori.
Intervento tenuto presso il Circolo dei Lettori di Torino con Vittorio Marchis e Luca Guglielminetti. Raccoglie poesie dedicate al mondo industriale - il lavoro in fabbrica, le fabbriche stesse, le morti bianche - ed alle novità da esso apportate. Contiene poi un testo di Alessandro Novelli dedicato al rapporto letteratura - industria ed il frammento di un brano ritrovato fra le carte di Cesare Pavese intitolato "Il sarto dimenticato".
Memorie del cappellano degli operai Fiat presso la fabbrica di Togliattigrad. Insieme alle esperienze personali, Andreoli narra le condizioni dei lavoratori dello stabilimento.
Recensito in: "Bibliografiat. Saggi, studi, ricerche sulla Fiat (1997-2008)" a cura di Stefano Musso e Marco Bresciani, Archivio e Centro Storico Fiat e Storiaindustria.it
Il testo, che raccoglie interventi di S. Musso, A. Pepe, G. Alasia, F. Bianchi, D. Canta, G. Rinaldini, C. Ghezzi, propone un dibattito sulla sconfitta della CGIL alle elezioni delle Commissioni interne in Fiat nel 1955 e sul ruolo specifico di Di Vittorio. I diversi saggi riguardano da un lato il contesto nazionale e internazionale, le politiche repressive dello Stato e della fabbrica, le strategie fallimentari della CGIL che portarono alla riduzione dei consensi dal 61 al 34%; dall'altro la reazione di Di Vittorio, che si tradusse nel suo discorso di fronte al direttivo confederale dell'aprile 1955, volto a trarre una lezione da quella sconfitta.
Recensito in: "Bibliografiat. Saggi, studi, ricerche sulla Fiat (1997-2008)" a cura di Stefano Musso e Marco Bresciani, Archivio e Centro Storico Fiat e Storiaindustria.it
Il libro è centrato sulle trasformazioni che Sergio Marchionne ha guidato nella riorganizzazione di Fiat Group Automobiles. L'ipotesi di partenza è che il turnaroud culturale e organizzativo impresso da Marchionne a FGA, e più in generale all'intero Gruppo Fiat, sia il frutto dell'applicazione di una chiara strategia di business e di un impegno tanto pressante quanto diffuso ai vari livelli della struttura aziendale. Nell'ambito del processo di globalizzazione che ha investito anche l'industria automobilistica mettendo i vari gruppi industriali di fronte a importanti sfide, emblematica è la vicenda di Fiat Group Automobiles. Per la Fiat la crisi era cominciata alla fine degli anni Novanta e aveva portato, a causa di vistosi errori manageriali, a un passivo di dimensioni colossali che le iniziative di risanamento sembravano incapaci di risolvere. Con il bilancio del 2007, invece, è stato raggiunto l'obiettivo del turnaroud e del ritorno alla profittabilità. Il libro dà conto del percorso che ha portato al rilancio e illustra le diverse iniziative di riorganizzazione assunte nelle principali aree gestionali – progettazione, produzione, marketing, distribuzione – proponendo alcune chiavi interpretative del risanamento alla luce delle più aggiornate teorie manageriali.
Recensito in: "Bibliografiat. Saggi, studi, ricerche sulla Fiat (1997-2008)" a cura di Stefano Musso e Marco Bresciani, Archivio e Centro Storico Fiat e Storiaindustria.it
Il saggio ha per oggetto i lavoratori della società Nebiolo di Torino nel secondo dopoguerra, visti attraverso la prospettiva di una fonte che presenta ancora molte potenzialità: le schede del personale operaio. Scopo dello studio è contribuire a definire, attraverso l'analisi di alcune variabili come l'occupazione, il turnover, le qualifiche, le carriere, le residenze e i legami con il quartiere operaio, le caratteristiche anagrafiche, da un lato il profilo professionale e sociale dei dipendenti e dall'altro il mercato interno del lavoro, le relazioni industriali, la storia di un'impresa simbolo di Torino.
Complessivamente emerge l'immagine di una grande azienda metalmeccanica in controtendenza con gli andamenti del periodo. Infatti benchè si sia di fronte ad una generale dequalificazione del lavoro, testimoniata soprattutto dalla Fiat, alla Nebiolo la maggioranza delle maestranze è molto qualificata, anche quando è giovane; anche se i quartieri operai stavano scomparendo, il legame tra lavoratori Nebiolo e il quartiere Aurora è ancora forte, e, nonostante l'ingresso di immigrati dal Sud Italia, oltre il 50% dei lavoratori sono torinesi.
Nel Novecento italiano le classi lavoratici hanno espresso specifici patrimoni culturali: insiemi di idee, di valori e di giudizi sugli uomini e sulle cose. In particolare, hanno dato vita a culture del lavoro e a culture sindacali e politiche che sono diventate parte costitutiva del bagaglio ideologico del movimento dei lavoratori e dei partiti della sinistra, influenzandone fortemente scelte e strategie. Questo gioco di influenze non è naturalmente stato a senso unico, perché a loro volta i quadri e i dirigenti sindacali hanno consapevolmente o meno legittimato alcuni tratti (e non altri) del profilo sociale e culturale delle classi lavoratrici di riferimento. Ciò spiega, ad esempio, la relativa variabilità interna e persino i profili contraddittori della cultura politica dei sindacati e del movimento operaio, che fanno riferimento ora all’una ora all’altra delle anime costitutive della loro tradizione.
Il volume offre una serie di contributi su questo versante poco esplorato, mettendo in campo studi, ricerche e interpretazioni di diversa provenienza disciplinare, dalla storia sociale all’antropologia culturale, dalla sociologia alla medicina del lavoro, e facendo riferimento a differenti metodologie di ricerca, dalla storia orale alle autobiografie, dalla documentazione grigia ai materiali audiovisivi. Le analisi sui tre fronti che stanno al centro di questo libro (culture operaie e del lavoro, identità sindacali, culture territoriali e politiche) alimentano poi un ricco e serrato confronto finale sulla modernità, guardando alle esperienze di questo viaggio mirato nell’Italia del Novecento per valutare il presente e il futuro del lavoro e il suo complesso e mutante significato sociale.