Il testo contiene l'elenco e la descrizione dei fondi conservati presso la fondazione Ansaldo ed il suo statuto. L'Archivio non conserva solamente i documenti relativi all'Ansaldo, ma anche i fondi di altre aziende (come Dufuor, Ilva, Unione esercizi elettrici e molte piccole aziende liguri e non) e si compone, oltre che di un archivio per i ducumenti cartacei, anche di una fototeca e di una cineteca.
L'ultimo volume della «Storia dell'Ansaldo» ripercorre, per spaccati verticali, le complesse vicende dell'impresa genovese dalle origini ai giorni nostri. Dagli assetti proprietari e istituzionali alla struttura aziendale, alla gestione finanziaria; dalle diverse tipologie produttive alle realizzazioni più importanti; dalle connotazioni delle maestranze operaie e dei quadri tecnici al sistema di relazioni industriali; dalle strategie promozionali ai rapporti con la città natale.
Dopo il passaggio all’Italcantieri di tutte le attività riguardanti le costruzioni navali, l’Ansaldo giunge a porre le basi, in capo a una serie di iniziative volte alla riorganizzazione e all’ampliamento delle strutture aziendali, per la sua trasformazione in un grande complesso elettromeccanico. Di questi anni è anche l’ingresso del Raggruppamento genovese nel settore dell’impiantistica nucleare, di cui assume la leadership in virtù di ragguardevoli investimenti in ricerche e innovazioni tecnologiche. Peraltro, l’Ansaldo si trova ad affrontare, come le principali fabbriche del ‘triangolo industriale’, una vasta ondata di conflittualità operaia durante il decennio successivo all’’autunno caldo’ del 1969.
Rimasta nella sfera dell’Iri, l’Ansaldo si trova alla fine della seconda guerra mondiale di fronte a una serie di problemi cruciali. Da un lato, e per più motivi, urgeva ricostruire le attrezzature materiali, rinnovare i vertici, gestire la forza lavoro in un contesto radicalmente mutato. Dall’altro si imponeva una riconversione dei processi produttivi, del capitale umano e delle produzioni, in vista del riorientamento post-bellico della domanda.Verso la metà degli anni Sessanta lo storico binomio Ansaldo – cantieristica sarà sciolto e sostituito con un nuovo progetto di sviluppo non privo peraltro di varie incognite.
Il libro contiene circa mille lettere che gli operai dell'Ansaldo scrivono al "padrone" nel primo Novecento. Esse hanno fornito una traccia di lettura della storia sociale dell'Ansaldo dall'inizio del Novecento agli anni del fascismo. Dall'intreccio tra queste fonti e le carte d'impresa è emersa la varietà e la complessità dei mondi operai che convivevano non senza conflitti dentro la fabbrica. Le lettere presentano spesso il carattere di autobiografie operaie e documentano con particolare efficacia le relazioni sociali che caratterizzano la quotidianità di vita negli stabilimenti.
Salvata dalla liquidazione per l’intervento dell’Iri, l’Ansaldo conosce, dalla metà degli anni Trenta, una laboriosa fase di ristrutturazione che si tradusse, da un lato, nello scorporo delle acciaierie, e, dall’altro, nell’incremento della produzione di materiale bellico e nello sviluppo della cantieristica. Decisive, in questo tornante, si rivelano le capacità dirigenziali di Agostino Rocca. Dopo la caduta del fascismo, l’impresa genovese diviene uno dei capisaldi delle lotte operaie nel corso della Resistenza.
Dopo l'allontanamento dei Perrone dall'azienda, la «Nuova Ansaldo», emersa negli anni Venti dall'opera di risanamento finanziario e di ristrutturazione, non si basa più su un sistema verticale di produzioni a ciclo integrale. Ma è pur sempre una grande impresa industriale, incentrata su due settori strategici come l'elettromeccanico e il cantieristico.